La percentuale di invalidità civile è determinante per ottenere diversi benefici.
Spesso di fronte ad una miriade di patologie ci si trova con un verbale INPS che riconosce un percentuale di invalidità bassa, perché?
La domanda che spesso mi viene posta è:
<< Avvocato, ma io ho tutte queste patologie, come mai l’INPS mi ha riconosciuto una percentuale così bassa di invalidità?>>
Il ministero della salute, con un decreto del 1992, ha diffuso una tabella in cui sono elencate le patologie invalidanti.
Ad ogni patologia corrisponde una percentuale di invalidità che viene calcolata sulla base della incidenza negativa che la minorazione ha sulla sua capacità lavorativa generica.
In tale tabella vi sono delle patologie per le quali è indicata una percentuale fissa e alcune per le quali è indicata una percentuale variabile, da un minimo ad un massimo, a seconda del danno funzionale che la patologia determina e la cui oscillazione dipende dalla discrezionalità della Commissione.
Oltre tale tabella, vi sono delle linee guida più complete elaborate dall’INPS e che lo stesso utilizza per la valutazione delle diverse patologie che amplia notevolmente le indicazioni dell’unica tabella valida.
Per la valutazione, invece, delle patologie non menzionate nella tabella del 1992, si userà un criterio analogico rispetto a quelle tabellate (ad esempio per la fibromialgia).
Ma, attenzione! La percentuale di invalidità non è, però data dalla somma delle percentuali delle singole patologie riconosciute ma viene calcolata tramite una formula matematica, cd. formula riduzionistica.
Tutto si riduce, quindi, ad un mero calcolo matematico!